Natività su formella di ceramica

icona grande picgimp

parpresere craquele

 

Formella di ceramica decorata con paste materiche, cere color oro e color rame e craquele per esaltare l’effetto anticato.

                     Lorenzo Lotto, Natività, 1523, Washington, National Gallery of Art

Nel dipinto i santi personaggi sono collocati in primo piano, tanto da porre l’osservatore, meglio il fedele, in una posizione privilegiata, siamo nella stalla! Non guardiamo dentro da fuori, la scena è vista dall’interno; si dà una condizione di intimità del fedele con il mistero che si rivela.

Lotto rompe gli schemi tradizionali e valorizza Giuseppe affiancandolo alla Madonna che ha gli occhi incollati su Gesù. Sono sgranati dalla meraviglia. Osserva il bambino che le sta parlando con lo sguardo, con il movimento delle labbra, con i piedini che scattano e con le mani che si muovono in uno slancio di affetto. Si vuole aggrappare, Lui che è Dio, a sua madre. Comportamenti naturali di ciascun neonato, si direbbe… è vero uomo! Ma in questa rappresentazione assumono sfumature e significati che superano la contingenza per inscriversi dentro il linguaggio dell’eterno entrato nel tempo. Lotto non suscita semplici e amorevoli sentimenti. Non coinvolge solamente con la trama degli affetti. Lavora sui pensieri che iniziano a scorrere dentro di noi. Risveglia il nostro profondo, invitando a fermarsi davanti alla capanna perchè quello è il mistero di Dio che si è fatto uomo. Non possiamo più ritrarci, siamo entrati anche noi nell’evento. È il dialogo di sguardi tra la Madonna e Gesù a incantare. Le braccia conserte svelano delle dita che fremono, l’inclinazione del busto comunica un’attrazione, appena trattenuta, di un’umanissima coscienza della sproporzione tra se, l’umiltà della serva e il miracolo, l’Emmanuele, il Dio con noi. Riappare la scena lontana della visita dell’angelo Gabriele: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio».

Tutto è compiuto. Ecco il Figlio dell’Altissimo, nudo e deposto sopra un cesto di paglia. Lì, per terra, a significare che è proprio venuto in questo mondo. La terra, che è madre perché nutre e veste la nostra permanenza, ora sostiene e mostra il senso ultimo della vita. L’incarnazione è una nascita in questo mondo e un’esistenza trascorsa su questa terra. La culla è un umile cesto perché Luca ricorda che il Figlio di Dio fu deposto in una mangiatoia. La tradizione artistica, soprattutto quella bizantina, ha rappresentato la culla come un elemento rigido e squadrato in modo da evocare il sepolcro scoperchiato con evidente richiamo alla risurrezione. Al Lotto basta richiamare l’essenzialità della culla, ma anche la provvisorietà. Appoggiate a essa si trovano un sacchetto di iuta annodato e una botticella. Il pane e l’acqua, quel poco che basta per sfamare chi dovrà presto mettersi in viaggio. Un rimando alla fuga in Egitto e al tipo di accoglienza che verrà loro riservata da Erode, il signore della Giudea. Ma anche una chiara allusione al messaggio di Cristo, segno di contraddizione: «È venuto tra i suoi, ma i suoi non lo accolsero».

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